Tutto sui concorsi

Categorie protette: chi sono?

Per categorie protette si intendono:
Invalidi civili;
Invalidi per servizio;
Invalidi di guerra;
Non vedenti;
Sordomuti;
Orfani e vedove;
Vittime del terrorismo e della criminalità organizzata;
Profughi italiani rimpatriati.

Che cosa si intende per concorsi e selezioni?

Lo strumento principale di reclutamento del personale è quello dell’avvio di procedure selettive, nel rispetto del principio costituzionale della obbligatorietà del concorso pubblico per l’accesso all’impiego presso le pubbliche amministrazioni. È inoltre previsto l’accesso extraconcorsuale, mediante avviamento degli iscritti al collocamento per le qualifiche e i profili per cui è richiesto il solo requisito della scuola dell’obbligo e per gli appartenenti alle categorie protette ai sensi della legge n. 68/99, nonché con chiamata nominativa per le vittime del terrorismo e della criminalità organizzata.

Che cosa si intende per mobilità

La mobilità è uno degli strumenti previsti dalla legge (i cosiddetti ammortizzatori sociali) per rendere meno drammatiche le conseguenze della perdita del lavoro. A differenza della Cassa integrazione guadagni, infatti, la mobilità non è alternativa al licenziamento, ma lo presuppone. In particolare, con la procedura di mobilità lo Stato offre, a determinate condizioni, un sostegno economico ai lavoratori licenziati e attiva i meccanismi necessari per favorirne la rioccupazione. Essa, quindi, non consiste semplicemente in un aiuto economico, ma consente, in certi casi, il passaggio dei lavoratori licenziati da aziende in crisi ad altre che hanno bisogno di manodopera. La mobilità è finanziata dallo Stato con il concorso delle imprese. Per ogni lavoratore posto in mobilità, le imprese generalmente devono versare all’Inps un contributo calcolato in proporzione all’indennità mensile di mobilità spettante al lavoratore.

Che cos’è un concorso a premi?

I Concorsi a Premi rientrano all’interno della categoria delle Manifestazioni a Premio. La caratteristica principale è la modalità di attribuzione dei premi offerti: il vincitore del concorso viene individuato in base alla sorte, all’abilità o alla capacità dei concorrenti ad esempio: estrazione della cartolina vincente, indovinare la risposta giusta.

Che cos’è un concorso privato?

I concorsi privati o riservati solitamente sono riservati a personale che appartiene già una amministrazione e voglia o passare da una qualifica ad un’altra o, essendo precario, passare a tempo indeterminato.

Che cos’è un concorso pubblico?

I concorsi pubblici bisogna dire come prima cosa che sono aperti a tutti, cioè a chiunque voglia parteciparvi, l’unico aspetto fondamentale è che il candidato deve avere i requisiti legali necessari (titolo di studio appropriato, fedina penale pulita , rispetto dei limiti minimi e massimi di età ecc…). Il concorso pubblico è una selezione che viene indetta per occupare ruoli statali di diverso genere come: agenti di polizia municipale, impieghi comunali e nel settore sanitario. La procedura comune per poter partecipare a un concorso pubblico è controllare i bandi di concorso pubblicati sulla gazzetta ufficiale oppure sui siti internet dedicati ai concorsi o ai quotidiani di settore. Prima di partecipare a qualunque concorso è bene leggere attentamente tutti i requisiti richiesti e solo successivamente presentare la propria candidatura.

Che cos’è un curriculum vitae europeo?

Lo standard per impostare un curriculum europeo è cambiato e oggi il modello di riferimento non è più il “ curriculum formato europeo”, ma l’Europass cv.
L’Europass cv è un modello che consente di descrivere le esperienze di studio e di lavoro e le competenze sviluppate da una persona al momento della presentazione di una candidatura per un lavoro o per la prosecuzione di un percorso formativo.
Fornisce informazioni su:
- dati personali;
- competenze linguistiche
- esperienze lavorative;
- percorsi di istruzione e formazione;
- competenze personali sviluppate anche al di fuori di percorsi formati vidi tipo tradizionale.
Maggiori informazioni le troverete a questo link

Che cos’è un curriculum vitae?

Il curriculum è il documento principale con cui ci si presenta al mercato del lavoro con l’obiettivo di promuovere la propria candidatura. Un selezionatore decide, valutando quanto scritto nelle due pagine del tuo cv, se fissare un colloquio o meno. Per questo è importante dedicare molta attenzione alla sua elaborazione, evitando disattenzioni che potrebbero impedire l’accesso ad un posto di lavoro a te adeguato.

Che cos’è un finanziamento?

Il finanziamento è un prestito di denaro concesso da un istituto o società di credito autorizzata. I requisiti minimi per ottenere un finanziamento sono l’aver compiuto 18 anni e poter dimostrare di avere un reddito sufficiente a rimborsare le rate del finanziamento.

Che cos’è un premio letterario?

Un premio letterario è un riconoscimento dato ad un autore che abbia scritto un’opera di particolare importanza. Esistono diversi tipi di premi: dedicati alla poesia, alla prosa, ci sono premi dati ad autori in base alle diverse fasce d’età, per particolari generi letterari o per tematiche affrontate. Si hanno premi internazionali oppure basati sulla produzione letteraria di un solo paese. Il premio può essere bandito indistintamente da associazioni culturali, dallo stato o da privati, da accademie o da fondazioni, così come da personaggi singoli che in alcuni casi donano il loro nome all’iniziativa.

Che cos’è un tirocinio?

Il tirocinio è una vera e propria esperienza formativa e di orientamento, un’opportunità di inserimento temporaneo nel mondo del lavoro (presso aziende pubbliche e private), è un modo per capire le future scelte professionali ed acquisire un’esperienza pratica certificata che potrà arricchire il proprio curriculum. Il tirocinio non prevede un contratto di lavoro, è finalizzato all’acquisizione di una esperienza, alla crescita professionale e personale del tirocinante.

Che cos’è uno stage?

Il termine stage significa: pratica, è utilizzato spesso come sinonimo del termine italiano tirocinio. Entrambi indicano un periodo formazione on the job svolto presso un’azienda con l’obiettivo di favorire l’ingresso dei giovani ma a volte non solo ai giovani nel mondo del lavoro. Lo stage non costituisce in alcun modo un rapporto di lavoro: la finalità è formativa.

Colloquio di lavoro su Skype: 6 consigli da seguire

Cercare lavoro è sempre un’esperienza particolare, che si spera duri il meno tempo possibile.

In un mercato del lavoro che cambia repentinamente, e dalle barriere logistiche sempre più assenti è possibile che l’azienda che ci propone un colloquio conoscitivo voglia fare una prima conoscenza dei candidati su Skype.

I video colloqui di lavoro sono un’opportunità molto ghiotta per chi sta cercando lavoro, perché molto più veloci e con un margine di tempo dedicato ai corollari infinitamente più basso.

Questo nuovo modo per conoscere e farsi conoscere dalle aziende però, nasconde delle piccole insidie, che possono addirittura modificare la percezione che il selezionatore ha del candidato, fino a inficiare l’esito del colloquio.

Ecco alcuni consigli che Lavoro e Formazione vuole offrire alle persone che si trovano ad affrontare un video colloquio on line.

1) conoscere il mezzo. La prima cosa da fare è prendere confidenza con lo strumento che andremo ad usare. Generalmente il video colloquio è preceduto da una mail o una telefonata per comunicare che si è stati selezionati e con cui si prende appuntamento. È in questa sede che viene comunicato il software scelto dall’azienda (Skype o Hangout di Google, generalmente). Quindi se non si ha una padronanza forte del mezzo, è consigliabile chiedere ad un amico o un familiare di fare un po’ di videocall di prova. Così, non ci si dovrà preoccupare di quale pulsante cliccare o di come aggiungere un contatto affinché si possa ricevere una telefonata. Si testerà il funzionamento delle cuffie e del microfono per essere certi che non ci siano distrazioni durante il colloqui vero e proprio.

2) La scelta dello sfondo. È fondamentale, come in un colloquio de visu, cercare di dare un’ottima impressione.

Scegliere una stanza consona, con una porzione visibile dalla webcam neutra o con uno sfondo rassicurante è certamente l’opzione perfetta. Una libreria, una finestra con le tende chiuse o una semplice parete sgombra possono essere un’ottimo background. Se in casa abbiamo allestito un piccolo studio o un vero e proprio ufficio, potrebbe essere la stanza adatta a noi, a patto che poco confusionario. Questa scelta è da preferire nel caso in cui ci si stia proponendo per una collaborazione da libero professionista o dipendente da remoto, per dare dimostrazione della nostra organizzazione nel lavoro da casa.

3) Trovare la stanza giusta. Nei colloqui di lavoro on line spesso il candidato parla dalla propria abitazione: una stanza consona e silenziosa è quindi indispensabile. Bando alle camere inusuali come la cucina o la camera da letto, via libera a soggiorno e ancora meglio allo studio. È indispensabile che non ci siano disturbi o distrazioni di alcun genere, avvisate i familiari di ciò che sta per succedere per evitare che entrino nella stanza prescelta con richieste fuori luogo, spegnete il vostro telefonino e staccate quello fisso. È bene sempre chiudere la porta e la finestra per attutire i rumori esterni. Cercate una stanza, infine, che abbia un’illuminazione buona, affinché sia percepibile dalla webcam sia il viso che lo sfondo.

4) Vestitevi in maniera appropriata. È vero che l’intervista viene condotta in un clima domestico, ma è opportuno non farsi cogliere in maniera troppo rilassata. Sempre a seconda della posizione per cui ci si candida, è bene vestirsi in maniera appropriata, mantenendo comunque un clima informale. Giacca e cravatta possono essere un po’ fuori luogo, ma non una camicia. Viso rasato o barba curata per gli uomini e trucco leggero per le donne danno un’aria curata ma sempre in linea con l’ambiente domestico. Anche le mani dovrebbero essere curate in maniera particolare, essendo in primo piano sullo schermo dell’interlocutore.

5) Controllare lo sguardo. Il viso ed in particolare lo sguardo sono i punti su cui si concentrerà maggiormente l’interlocutore. È bene non avere distrazioni di sorta, ma soprattutto guardare sempre direttamente la webcam.

Il nostro sguardo potrebbe cadere sullo schermo, sia per guardare l’immagine di chi abbiamo di fronte, seppur telematicamente, sia per controllare la propria immagine. È naturale avere la tentazione di controllare spesso che la nostra postura sia adeguata, o l’espressione sia delle migliori, ma spostare lo sguardo continuamente per specchiarsi può essere fastidioso per chi ci sta parlando, e dare un’impressione narcisistica. Bisogna ricordare sempre che un gesto fatto on line viene percepito come più plateale da chi ci sta guardando. Il contatto visivo è essenziale, potete ovviare mettendo un post-it sulla porzione di schermo che proietta la vostra immagine!

6) Niente panico! Chi vi sta esaminando ha a disposizione meno materiale per poter giudicare i vostri atteggiamenti, soprattutto nella sfera della comunicazione non verbale. Questo si traduce generalmente in un modo di condurre il colloquio più incalzante. Domande molto specifiche e serrate, o situazioni che non sono esattamente paritarie tra le parti sono frequenti nei colloqui su Skype. Siate preparati a questa evenienza, e cercate di non entrare in ansia. Potrebbe ad esempio capitare che l’esaminatore non attivi la propria webcam, decidendo di parlarvi solo attraverso il microfono. Resistete alla tentazione di spegnere la vostra webcam, ed anzi cogliete l’occasione per concentrarvi al massimo sui contenuti del colloquio! In bocca al lupo!

Come si fa una domanda di concorso?

Ecco i passaggi principali:
La prima cosa da fare è leggere attentamente il bando di concorso. Una volta letto il bando, bisogna compilare la domanda e l’autocertificazione dei requisiti richiesti dall’Ente per accedere al suddetto concorso.
Passaggi spiegati con lo schema:
- Leggi il bando di concorso
- Stampa della domanda di concorso
- Raccomandata A/R
- Bollettino Postale per effettuare il versamento della tassa concorsuale
- Busta gialla
- Curriculum Vitae
- Fotocopia della Carta d’Identità
- (eventuali) fotocopie di certificati e titoli
- Ormai quasi sempre bisogna compilare la domanda on-line.

Cos’è un concorso?

Il concorso è un criterio di selezione di persone a cui poter affidare la titolarità di posizioni organizzative, attraverso una valutazione oggettiva, basata su diverse prove come: esami, titoli posseduti o un insieme di queste regole. Il ruolo del concorso è garantire uguali diritti di accesso alle posizioni per cui si svolge la selezione, attraverso una valutazione oggettiva della capacità di svolgere i corrispondenti compiti e che questa avvenga con meritocrazia evitando raccomandazioni.

Cosa si intende con: concorsi per titoli ed esami?

Significa che i candidati sono stati valutati o che saranno valutati sia per titoli posseduti dal partecipante come ad esempio: titoli culturali, specialistici che solitamente hanno una buona incidenza nella procedura di selezione, sia per le prove di esame che vengono sostenute durante il concorso.

Cosa si intende per corsi-concorsi?

In alcuni casi si sceglie la procedura del corso-concorso per la selezione del personale da inquadrare nel proprio organico. I candidati vengono sottoposti ad un test preliminare mediante il quale solo un numero ridotto viene selezionato. Il gruppo dovrà frequentare un corso alla fine del quale verrà espletato il concorso.

Cos’è l’Agenda Digitale

L’agenda digitale europea è un’agenda politica nata in seno alla Commissione Europea, ed è la prima di sette iniziative del progetto Europa 2020, che intende puntare proprio sullo sviluppo tecnologico per raggiungere obiettivi economici importanti.

L’agenda digitale europea si prefissa di aiutare cittadini ed imprese ad ottenere il massimo dalle tecnologie digitali, arrivando ad un aumento del PIL procapite del 5%.

L’agenda digitale è stata recepita anche in Italia durante il 2012 con una serie di interventi legislativi. È nato così il progetto Agenda Digitale Italiana, che indica le linee di azione del nostro Paese deve intraprendere per applicare in concerto con gli altri Stati Membri l’Agenda Digitale Europea.

Come cabina di regia, per gli interventi da adottare, è stato istituita anche in Italia l’Agenzia per L’Italia Digitale, che si occupa di identificare le soluzioni migliori da adottare, e di verificare e controllare che tutto venga attuato secondo le direttive dell’Agenda Europea ed Italiana.

Gli obiettivi della ADI, da porre in essere entro il 2020 riguardano:

  • L’identità digitale ed i servizi per i cittadini. Dalla carta di identità elettronica ad un sistema di anagrafe europea unificata basata su un sistema di software inter operabili, archivio delle strade, domicilio digitale e posta elettronica certificata obbligatoria per le imprese.
  • Digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, con open data accessibili e gratuiti e trasmissione di tutti i documenti via Internet.
  • Digitalizzazione dell’Istruzione e della Sanità, con fascicoli e cartelle cliniche completamente digitalizzati.
  • Interventi per abbattere il Digital Divide, il divario digitale che separa ancora l’Italia dagli standard europei.
  • Moneta e fatturazione elettronica per pagamenti elettronici anche per le pubbliche amministrazioni, utilizzo della moneta elettronica.
  • Giustizia digitale: notifiche e biglietti di cancelleria dei tribunali per via elettronica, modifiche alla legge fallimentare per procedere in via telematica, ricerca e incentivi per società attive nelle nuove tecnologie.
  • Incentivazione del cosiddetto “target femminile” all’uso delle nuove tecnologie per fini professionali, ed investire sulle professionalità ITC al femminile, per colmare il cosidetto digital divide di genere.

A che punto siamo con l’attuazione dell’Agenda Digitale?

L’ADI, dal 2012 ha conosciuto un periodo di stallo, dovuto soprattutto all’incertezza politica che il Paese ha dovuto affrontare. L’attuazione dell’Agenda Digitale, infatti, si sarebbe dovuta muovere sul terreno pratico con una serie di regolamentazioni e provvedimenti, che in alcuni casi sono stati emanati ma non hanno visto la luce per mancanza del decreto attuativo, in altri casi sono rimasti in fase embrionale. Il ritardo accumulato rischia di rendere impossibile il rispetto da parte dell’Italia di tenere fede agli impegni presi dal Paese in sede Europea, con gravi rischi economici e sociali per l’intero sistema Economico ed occupazionale.

Agenda digitale e Digital Divide di genere

L’occupazione femminile è storicamente uno dei nodi più diffiili da sciogliere per politici e legislatori. In una cultura come quella Europea, che nonostante il passare degli anni resta legata alla propria tradizione matriarcale, l’Italia è tra i Paesi più refrattari al cambiamento.

L’Agenda digitale Europea, e a cascata quella Italiana, ha a riguardo delle priorità ben precise: l’ICT ha un gap di genere tra i più marcati: solo il quindici per cento degli occupati nel settore sono donne.

Se è vero che si parte da una sostanziale situazione di parità tra i generi, sia in termini di educazione digitale che di utilizzo delle nuove tecnologie, è altrettanto vero che all’atto pratico la decisione di iscriversi ad un corso di Laura in informatica o ingegneria non viene presa da molte donne.

Al contrario, le donne si autoescludono, per motivi prettamente culturali, dalla possibilità di generare innovazione tecnologica da protagoniste. Questo si traduce in mancate opportunità di lavoro per loro, e in un mancato utilizzo di risorse preziose per il Paese.

La creatività, le idee, le opportunità non colte sono lì, nell’altra metà del cielo tecnologico, e l’Italia, con il più maestoso programma d’innovazione che è l’Agenda Digitale Italiana non può non prendersene cura.

Bisogna promuovere un ruolo attivo del genere femminile nella produzione delle tecnologie e nella promozione dell’innovazione. Questo perché, assicura uno studio della Commissione Europea sull’impiego femminile nel settore, un’inversione di tendenza varrebbe circa 9 miliardi di euro l’anno in più per il PIL Europeo.

La ricetta per far sì che questi non rimangano solo degli ottimi propositi viene suggerita da esperte nel settore, che intendono investire risorse economiche e di tempo per contribuire alla causa.

Investire in un’educazione culturale che possa far passare il messaggio alle giovani ragazze che lo stereotipo delle donne incapaci nella tecnologia è già obsoleto. Un cambiamento di rotta nella mentalità porterebbe infatti in pochi anni moltissime ragazze ad appassionarsi e formarsi nella tecnologia, iniziando ad inserirsi in aziende che promuovono il cambiamento.

Incentivare le aziende a intraprendere il percorso dell’innovazione passando dalle donne.

ECDL cos’è? Serve davvero?

Spendibilità dell’ECDL: serve davvero?

Lavorare a stretto contatto con le nuove tecnologie e con la realtà del Web è ormai imprescindibile in ogni settore. Se fino a pochi anni fa esistevano dei mestieri in cui questo contatto era quasi esclusivo, oggi ogni lavoratore deve avere delle competenze informatiche di base, perché gli strumenti tecnologici hanno semplificato processi decisionali e produttivi, fino alla burocrazia della Pubblica Amministrazione. Chi vuole cambiare lavoro e si sta mettendo in moto per aggiornare il proprio CV, ma anche chi si affaccia per la prima volta sul mercato del lavoro sa benissimo che includere competenze tecniche sull’uso del PC e di software di largo uso, nonché di Internet è ormai imprescindibile. Già la ricerca del lavoro ha cambiato radicalmente le proprie logiche, spostandosi lentamente ma inesorabilmente sul Web.

Che cos’è l’ECDL?

L’ECDL è un’attestato che qualifica il possesso di alcune competenze informatiche di base, che vengono trasmesse tramite dei corsi, ed accertate con esami basati su standard internazionali. Il valore intrinseco di questo attestato viene dato dalla oggettività con cui le verifiche delle conoscenze vengono valutate. Da questo punto di vista, non essendo in ambito di titoli legali di studio, questo criterio di oggettività viene conferito dall’ente di controllo super partes conosciuto come AICA. L’ampia condivisione in ambito internazionale della veridicità di questo criterio di oggettività ha fatto in modo che l’ECDL potesse compiere i primi passi per il riconoscimento come titolo di studio di merito. Questa certificazione è stata riconosciuta in Italia come titolo di studio di merito. Questo significa che chi è in possesso dell’ ECDL ha il grande vantaggio di poter contribuire con questo attestato al punteggio finale nell’ambito dei concorsi pubblici. A discrezione delle varie commissioni, viene valutato se il livello di conoscenze informatiche richiesto per ricoprire il ruolo oggetto del concorso sia corrispondente a questa certificazione. Per i concorsi scolastici, generalmente le commissioni rispondono positivamente, così come nei concorsi con ruoli che abbiano un inquadramento da livello basso a medio. Negli istituti scolastici superiori, l’ECDL viene riconosciuto come credito formativo, e viene assegnato un punteggio in termini di crediti, autonomamente dal singolo Istituto. Questo significa che bisogna presentare la domanda della validità della certificazione ECDL, direttamente presso l’ente in cui si intende spendere la certificazione stessa, sia essa un’università, una commissione di concorso o un centro dell’impiego. Nel settore privato, generalmente, accanto all’accoglienza positiva dell’ECDL si possono avere dei piccoli test condotti dalle aziende, per verificare il livello di aggiornamento delle competenze alle ultime novità informatiche. Questo significa che si parte da un’ottima base durante le prime fasi di selezione, che poi vengono verificate durante le successive fasi della selezione del personale.

Guida alla compilazione del CV

Il Curriculum Vitae et studiorum è un documento su cui si raccolgono tutti gli studi e le esperienze lavorative in modo che possa rappresentare la persona e tutto il suo percorso. La compilazione del Curriculum Vitae è uno dei passaggi fondamentali per chi è alla ricerca di un lavoro, nessun dettaglio deve essere trascurato. Secondo alcune statistiche, la persona incaricata alla selezione del personale dedica meno di un minuto alla lettura di un CV, fra i 20 e i 30 secondi, quindi bisogna essere concisi ma allo stesso tempo chiari, in modo da poter dare un’idea precisa utilizzando poche parole.

Quali sono i dati che devono essere presenti?

Alcuni dati devono essere inseriti nel CV e cioè:

  • dati personali, ad esempio nome, cognome, data di nascita e residenza
  • recapiti telefonici ed email
  • tutto il percorso di istruzione dell’obbligo e universitario
  • esperienze lavorative, se non si è alla ricerca del primo impiego
  • conoscenza delle lingue straniere, da strutturare in una tabella
  • conoscenze informatiche
  • consenso al trattamento dei dati personali secondo la normativa della privacy vigente.

Altri dati da inserire, che sono invece facoltativi:

  • obiettivi professionali e di carriera
  • esperienze formative al di fuori del percorso scolastico, cioè attestati e corsi seguiti
  • informazioni su attività extraprofessionali e interessi.
  • Come si possono strutturare tutte le voci?

È possibile trovare online un formato unico: è stato rilasciato da qualche anno questo formato valido in tutti i paesi europei ed ha già una struttura precisa, basta inserire tutti i dati. L’Europass, rilasciato dalla Commissione Europea, è un servizio totalmente gratuito che offre supporto ed aiuto a chi deve compilare per la prima volta il CV. Inoltre è possibile scaricare, insieme al formato standard, un curriculum da utilizzare come esempio e un documento di istruzioni dedicato proprio alla compilazione. Ovviamente sono banditi errori di ortografia o di punteggiatura. Molte aziende richiedono la presenza della foto, quindi è possibile inserire un’immagine in alto vicino al nome.

A che cosa serve una lettera di presentazione?
È fortemente consigliato allegare una lettera di presentazione quando si invia un Curriculum Vitae, perché molte aziende prestano molta attenzione a questa parte della candidatura. Infatti. Ma in che cosa consiste questa presentazione? Viene anche definita come Lettera di Motivazione, perché al suo interno vanno specificati intenzioni e volontà del candidato. Deve essere breve e sintetica: lo scopo infatti è quello di facilitare la consultazione della candidatura stessa, indicando, fra le altre cose, i motivi per cui l’azienda dovrebbe scegliere quel preciso candidato. In primo luogo vanno specificate tutte le competenze: a differenza del Curriculum Vitae che ha un’impostazione per punti e di conseguenza sistematica, la lettera di presentazione si deve presentare come una lettura fluente.

Che cosa sono le referenze?
Presentare in allegato delle buone, o ottime, referenze può essere il punto di forza di una candidatura. In questo punto subentra una terza persona, che può essere, ad esempio, un ex datore di lavoro che dovrà stilare una lettera in cui dichiara il tipo e la durata di rapporto con la persona che sta referenziando e tutte le informazioni che potranno essere utili alla nuova azienda. È un diritto del collaboratore richiedere all’impresa per cui ha lavorato una lettera referenziale, poiché, fra le altre informazioni, descrive la qualità del lavoro svolto.

Guida all’iscrizione alle università

L’università è un percorso ben preciso che si affronta nel settore dell’istruzione; la sua nascita si colloca nell’ undicesimo secolo nelle chiese e nei conventi europei. Ad oggi, con il termine Università si indicano tutti gli enti di diritto pubblico e privato che operano nell’istruzione. É possibile intraprendere un percorso universitario subito dopo il diploma di scuola superiore, bisogna scegliere la facoltà che più si addice al percorso di studi effettuato fino a quel momento oppure in base alle proprie aspirazioni future. Lo studente si ritroverà quindi a fare una preiscrizione, pratica introdotta negli ultimi anni ma che non pregiudica un cambio nell’iscrizione vera e propria, per poi presentare la domanda di ammissione, che non potrà più essere modificata dopo la consegna, entro il termine massimo indicato dalla facoltà dell’università di riferimento. Il termine massimo varia anche in base al tipo di corso a cui si vuole accedere: se il Corso di Laurea è ad accesso libero permettono un tempo più prolungato per la presentazione della domanda. Per i CdL a numero chiuso o per quelli che prevedono un test di valutazione, la scadenza di iscrizione è fissata solitamente intorno a luglio o agosto. Un’altra distinzione che deve essere precisata è quella tra i Corsi di Laurea che effettuano dei test selettivi e quelli che stabiliscono dei test obbligatori ma non selettivi; in entrambi i casi, è buona norma informarsi nel mese di giugno sulle date dei test. Se la domanda dovesse essere accettata, l’Ateneo informerà lo studente per permettergli la regolarizzazione di tutti i documenti. Infatti, lo step successivo riguarda l’immatricolazione la burocrazia. I moduli per l’immatricolazione si ritirano, nella maggior parte degli Atenei, nelle segreterie dedicate agli studenti, dopodiché verrà richiesta, in alcune Università, l’autocertificazione ISEE per il calcolo della prima rata della retta universitaria. In altre università, invece, potrebbe essere unica per tutti gli studenti. L’atto dell’iscrizione, infatti, avviene con il versamento della tassa d’iscrizione o prima rata. Successivamente tutti i documenti andranno consegnati nuovamente in segreteria. Molte Università hanno comunque istituito degli appositi sportelli per l’Orientamento per i nuovi iscritti e per le matricole.

Guida per partecipare al Progetto Erasmus

L’Erasmus, cioè European Region Action Scheme for the Mobility of University Students, è un progetto di livello europeo che offre la possibilità, ad uno studente, di frequentare in una università straniera un periodo degli studi che viene poi legalmente riconosciuto nel percorso formativo della propria università. Il progetto nasce nel 1987 grazie alla proposta della Comunità Europea.

Infatti è possibile svolgere l’attività presso una città europea oppure in un paese affiliato con l’ Unione Europea, cioè Liechtenstein, Islanda, Norvegia, Svizzera e Turchia, in totale sono circa 30 i paesi che hanno deciso di prendere parte al progetto, e la sua durata può variare dai 3 ai 12 mesi.

Questa opportunità, oltre ad essere una valida esperienza nel mondo dell’istruzione, è un’esperienza formativa sul piano personale: infatti nella maggior parte dei casi, chi partecipa al progetto si ritrova a vivere per la prima volta in modo indipendente dalla famiglia in un paese straniero e inoltre l’ Erasmus viene considerata anche una forte possibilità per imparare a interagire con culture e con persone di nazionalità diverse.

L’inserimento di un’esperienza di alto livello nel Curriculum Vitae, come in questo caso gli studi all’estero, riesce ad elevare di molto il livello della carriera che si desidera intraprendere.

Quali sono i requisiti per prendere parte al progetto?

Il progetto di istruzione è rivolto a tutti gli studenti che frequentano l’ università e che sono iscritti almeno il secondo anno di studi. Ogni ateneo decide in modo autonomo le caratteristiche ed i requisiti per poter candidarsi al bando di Erasmus, ma comunque sono stati istituiti dei criteri generali che vengono applicati in tutti gli atenei:

  • la conoscenza delle lingue straniere: non è richiesta una conoscenza ottimale delle lingue, ma è sufficiente una conoscenza di base. Solitamente viene richiesta la conoscenza della lingua inglese.
  • il rendimento degli studi: è richiesta una buona media dei voti, un certo numero di esami sostenuti e un numero di crediti formativi

L’Erasmus, cioè European Region Action Scheme for the Mobility of University Students, è un progetto di livello europeo che offre la possibilità, ad uno studente, di frequentare in una università straniera un periodo degli studi che viene poi legalmente riconosciuto nel percorso formativo della propria università.

Il progetto nasce nel 1987 grazie alla proposta della Comunità Europea. Infatti è possibile svolgere l’attività presso una città europea oppure in un paese affiliato con l’ Unione Europea, cioè Liechtenstein, Islanda, Norvegia, Svizzera e Turchia, in totale sono circa 30 i paesi che hanno deciso di prendere parte al progetto, e la sua durata può variare dai 3 ai 12 mesi.

Questa opportunità, oltre ad essere una valida esperienza nel mondo dell’istruzione, è un’esperienza formativa sul piano personale: infatti nella maggior parte dei casi, chi partecipa al progetto si ritrova a vivere per la prima volta in modo indipendente dalla famiglia in un paese straniero e inoltre l’ Erasmus viene considerata anche una forte possibilità per imparare a interagire con culture e con persone di nazionalità diverse.

L’inserimento di un’esperienza di alto livello nel Curriculum Vitae, come in questo caso gli studi all’estero, riesce ad elevare di molto il livello della carriera che si desidera intraprendere.

È possibile partecipare più di una volta al bando Erasmus?

Ogni studente può usufruire una sola volta della borsa di Erasmus all’estero nel corso degli studi e può partecipare una sola volta al bando per la borsa di tirocinio Erasmus all’estero. Inoltre è possibile partecipare una volta, durante il percorso formativo universitario, al bando per la borsa di Erasmus Mundus che consente la partecipazione ad un master all’estero. Per poter prendere parte a tutti e tre i progetti è necessario che, sommati, non abbiano una durata superiore ai 24 mesi.

Ogni studente può usufruire una sola volta della borsa di Erasmus all’estero nel corso degli studi e può partecipare una sola volta al bando per la borsa di tirocinio Erasmus all’estero. Inoltre è possibile partecipare una volta, durante il percorso formativo universitario, al bando per la borsa di Erasmus Mundus che consente la partecipazione ad un master all’estero. Per poter prendere parte a tutti e tre i progetti è necessario che, sommati, non abbiano una durata superiore ai 24 mesi.

Il curriculum on-line

Le tre regole per un buon cv online. I cv online hanno uno stile e una funzione diversi rispetto a uno tradizionale. Il cv online deve essere breve e chiaro. Il cv online deve poter essere letto con diversi programmi. La presentazione online del cv è diversa: non servirà fare attenzione al corsivo, al grassetto, ai tipi di carattere.

Cosa serve:
Utilizzare parole-chiave legate ai requisiti della posizione professionale. Fare in modo che il testo sia breve e chiaro: il cv serve solo per un contatto preliminare. Mettere le capacità più importanti all’inizio. Utilizzare un formato semplice. Usare caratteri semplici, niente corsivi, sottolineature, cornici. Ricordarsi di inserire l’indirizzo e-mail e il numero di telefono corretti. Conservare una versione cartacea da consegnare nel caso vengano richieste informazioni

In cosa consiste il lavoro dipendente?

Il lavoro subordinato, anche detto lavoro dipendente, indica un rapporto di lavoro nel quale il lavoratore cede il proprio lavoro (tempo ed energie) ad un datore in modo continuativo, in cambio di una retribuzione monetaria e di garanzie di continuità. Normalmente il lavoro subordinato è regolato da un contratto di lavoro, che stabilisce mansioni, luoghi e tempi della prestazione. Essa è attualmente la forma lavorativa più diffusa nel mondo economico, è la figura di lavoro posta al centro del diritto del lavoro.

In cosa consiste il lavoro indipendente?

Il lavoro autonomo indica quale lavoratore autonomo colui che si obbliga a compiere verso un corrispettivo un’opera o un servizio, con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente.

La Partita IVA

La partita IVA è una serie di numeri utilizzata per l’identificazione di un soggetto che esercita un’attività soggetta ad IVA. Questo codice identificativo, in Italia, viene rilasciato dall’ Agenzia delle Entrate al momento della richiesta di apertura della posizione IVA e non è necessario recarsi in sede: è possibile infatti, utilizzare un intermediario per la richiesta, fra i quali la Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura oppure un intermediario abilitato al servizio Entratel. Quindi tutti i soggetti che svolgono un’attività con rilevanza a fini IVA possono procedere all’apertura della partita IVA e inoltre per chi è iscritto ad un albo professionale, come ad esempio medici e avvocati, e intende svolgere la libera professione è obbligatoria la posizione IVA. Il codice della partita IVA è composto da 11 cifre, è quindi univoco ed identificativo del soggetto: le prime sette cifra indicano il numero di matricola assegnato al soggetto, le cifre dall’ottava alla decima rappresentano il codice dell’ufficio provinciale a cui appartiene il soggetto e l’ultima cifra rappresenta un codice utile per controllare le prime dieci cifre ed è definito quindi come il codice di controllo. È possibile avere due numeri di matricola identici, ma appartenenti a due uffici provinciali diversi che formano, di conseguenza, due codici di partita IVA differenti. Con la legge n. 244/2007 è stata introdotta, nel sistema italiano, la possibilità di aprire una partita IVA nel regime fiscale agevolato. Per poter entrare in questa categoria sono indispensabili dei requisiti:

  • compensi non superiori a 30 mila euro
  • non essere parte di soci in società di persone, associazioni professionali, società a responsabilità limitata che hanno optato per la trasparenza fiscale
  • non esercitare attività dei settori agricoltura, editoria, gestione telefonia pubblica, intrattenimenti e giochi, rivendita documenti di trasporto pubblico o sosta, agenzie di viaggio e turismo, agriturismo, vendite a domicilio, rivendita beni usati, oggetti d’arte o di antiquariato in quanto tali attività sono già regolamentate da regole contabili e fiscali speciali e particolari
  • non essere lavoratori dipendenti o a progetto
  • non avere ricavi per cessioni all’esportazione
  • non erogare somme per la partecipazione agli utili
  • non acquistare beni strumentali con valore superiore ai 15 mila euro
  • il valore di acquisto dei beni ad uso promiscuo è considerato al 50%.

Fare parte del regime dei minimi comporta una serie di benefici, sia a livello contabile che fiscale. Infatti si ha la possibilità di non istituire i registri vendite, corrispettivi e acquisti, anche se è fortemente consigliato compilarli ugualmente, esonero dalla liquidazione dell’imposta IVA mensilmente o trimestralmente. Sul piano fiscale, invece, il regime dei minimi permette la non comunicazione, che solitamente si effettua annualmente, dei registri IVA e quindi non esiste l’obbligo di dichiarazione IVA, non si è soggetti agli studi del settore, esenzione dal pagamento e dalla compilazione della dichiarazione IRAP e, infine, viene applicata un’ imposta sostitutiva sia dell’Irpef sia delle addizionali che è pari al 20%.

Lavoro a domicilio

Il lavoro a domicilio è una nuova forma di contratto di lavoro, regolamentata dalla legge italiana, che permette ad ogni persona di poter svolgere la propria attività dal proprio domicilio o comunque da una sede fisicamente distaccata rispetto al posto di lavoro. Il 18 dicembre 1973 è stata messa in regola, con la legge “Nuove norme per la tutela del lavoro a domicilio” n. 877 , questa particolare forma lavorativa. Il lavoratore a domicilio rimane comunque un dipendente anche se, data la non necessità in quasi tutti i casi di utilizzare macchinari di elevate dimensioni, non svolge le sue mansioni in sede aziendale. Questi accordi lavorativi non devono essere confusi con i lavori domestici: infatti questi ultimi riguardano professioni come ad esempio il colf, il giardiniere e tante altre figure. Il lavoratore a domicilio, invece, svolge delle attività che non necessitano della presenza fisica in ufficio e, in questo ambito, si parla molto spesso di telelavoro.

Che cos’è il telelavoro?

Il telelavoro è una forma di collaborazione che non dipende dalla sede del posto di lavoro. Rispetto al lavoro a domicilio, la particolarità di questa collaborazione è spesso collegata allo sviluppo della tecnologia e degli strumenti informatici. Non si tratta infatti di una nuova professione, ma può essere definito come un nuovo metodo per svolgere le attività che si svolgerebbero normalmente in ufficio: questa metodologia consente dei rapporti lavorativi anche in presenza di grandi distanze territoriali.

Quali sono gli accordi di stipendio per il lavoro a domicilio?

Solitamente gli accordi remunerativi sono uguali a quelli del lavoro subordinato in generale. La retribuzione dovuta al lavoratore a domicilio, o al telelavoratore, è calcolata sulla base di tariffe di cottimo pieno risultanti dai contratti collettivi. La contrattazione collettiva determina il tempo che un lavoratore impiega a svolgere il suo impiego.

Quanto è diffuso l’utilizzo dei contratti per il lavoro a domicilio?

Negli ultimi anni molte aziende hanno deciso di effettuare questi contratti: in questo modo i costi per l’azienda subiscono un calo e comunque l’azienda stessa usufruisce della stessa forza lavoro. Lavorare da casa, o da un’ubicazione diversa dall’ufficio, è particolarmente diffuso fra le donne, ma nell’ultimo anno è diventata routine anche per il mondo maschile, anche perché è un tipo di collaborazione molto utile per chi decide di affiancare dei piccoli lavori, alle normali attività giornaliere, per arrotondare lo stipendio. Infatti, secondo alcune ricerche, è molto frequente la ricerca di piccole collaborazioni serale che permettano di lavorare tramite computer. Un’occasione importante anche per le donne che magari hanno dei bambini piccoli, che possono lavorare serenamente da casa.

Lo sapevi che i concorsi possono essere di cinque tipi? Quali?

I concorsi possono essere di 5 tipi:
• Per esami: si devono sostenere alcune prove, al termine della quale viene redatta una graduatoria.
• Per titoli: nel bando vengono pubblicati i titoli utili all’accesso al concorso e quelli che danno punteggio, mentre le graduatorie vengono effettuate tenendo conto dei titoli di studio, corsi, pubblicazioni.
• Per titoli ed esami: le graduatorie tengono conto sia dei titoli presenti che dei risultati delle prove sostenute.
• Per corsi-concorsi: un’amministrazione fa domanda ad un ente di formazione che prepara un corso-concorso per la formazione di una graduatoria unica in cui potranno attingere le amministrazioni in caso di bisogno.
• Selezioni attraverso lo svolgimento di prove: per l’accertamento della professionalità richiesta dal profilo di qualifica o di categoria.

Lo sapevi che i concorsi pubblici sono distinti in Concorsi Unici a livello nazionale e a livello circoscrizionale o provinciale?

I concorsi pubblici sono distinti in Concorsi Unici a livello nazionale e a livello circoscrizionale o provinciale (sanità). Le graduatorie, ai sensi della L. N. n. 537 del 24/12/93, hanno validità 18 mesi dalla data di approvazione e sono utilizzabili per la copertura dei posti che si sono resi vacanti fino alla data di approvazione della graduatoria stessa.

L’importanza di conoscere le lingue in Italia e nel mondo

Conoscere delle lingue straniere in modo fluente e sicuro può essere un grande vantaggio in molte occasioni, fra le quali: sul piano professionale, per viaggiare e per fare nuove esperienze. Fino a qualche anno fa, conoscere le lingue straniere era un’abilità ritenuta secondaria e accessoria, invece oggi diventa fondamentale per tutte le attività che si vogliono intraprendere: in primo luogo sul piano professionale. Tutte le aziende che sono alla ricerca di personale, inseriscono fra i requisiti fondamentali la conoscenza di almeno una lingua straniera ed è ancora più apprezzata la conoscenza di due o più lingue estere. La società odierna ha deciso di abbattere tutte le frontiere territoriali e, soprattutto, i problemi di comunicazione: proprio per questo motivo in ambito internazionale si parla sempre più spesso l’inglese. Anche se si vuole aprire una nuova attività come ad esempio, aprire un negozio in franchising, affiliandosi con un marchio internazionale, potrebbe essere un problema non conoscere altri idiomi come l’inglese: sempre più spesso c’è l’esigenza di doversi interfacciare con le altre filiali della catena, che potrebbero essere collocate in un Paese diverso dall’Italia o anche l’azienda madre potrebbe avere dei referenti non italiani. È importante quindi sapersi muovere in anticipo: inserire nel Curriculum Vitae una certificazione riconosciuta a livello internazionale alza molto il livello della candidatura. Sono cresciuti in modo esponenziale i corsi istituiti per l’apprendimento delle lingue straniere e, alla fine della maggior parte di questi corsi, vengono appunto rilasciati degli attestati riconosciuti in tutto il mondo. Conoscere un idioma estero può essere utile per le esperienze di viaggio che si possono rappresentare: per non rinunciare a queste occasioni, o comunque per non avere delle barriere di comunicazione durante la permanenza in un altro Paese, è indispensabile avere dimestichezza con diversi idiomi. Studiare molto bene una lingua significa, nella maggior parte dei casi, avere un’ottima conoscenza anche degli aspetti culturali di un luogo, un aspetto che può essere davvero rilevante. Quindi, padroneggiare una lingua significa essere competitivi sul mercato del lavoro e poter superare tutti gli ostacoli comunicativi che si potrebbero avere con Paese al di fuori dell’Italia.

Secondo alcuni recenti studi è importante approfondire 5 lingue:

  • inglese, cioè la lingua che viene parlata sempre di più in tutto il mondo
  • spagnolo. Anche se non tutti lo sanno, lo spagnolo è la seconda lingua più parlata in tutto il mondo
  • cinese. Secondo alcuni sarà, insieme al russo, la lingua del futuro.
  • russo, anche questa lingua è in forte espansione. Infatti è al quarto posto degli idiomi più utilizzati.
  • francese: una lingua che ha sempre affascinato tutti ed è stata davvero importante a livello storico. Quindi si può imparare il francese oppure, in alternativa, è fortemente consigliato l’ hindi-hurdu, lingua dei paesi indiani, subito dopo è consigliato l’arabo e, infine, il portoghese.

In questa classifica non compare il tedesco pur essendo la lingua più parlata numericamente in Europa, quasi 100 milioni di persone.

Per quali motivi è meglio lavorare all’estero

Dopo la laurea, sempre più spesso i neolaureati decidono di abbandonare l’Italia e iniziare una nuova esperienza lavorativa all’estero. Con la creazione dell’ Unione Europea sono state abbattute anche le frontiere burocratiche per entrare negli stati europei: questo crea una forte agevolazione per chi decide di lavorare in uno stato che fa parte della Comunità Europea. I giovani italiani, secondo alcune ricerche, decidono di partire e di lavorare in un altro paese perché riescono così a mettersi alla prova. Riuscire ad integrarsi perfettamente con una nuova cultura, ambientarsi in una nuova città, vivere da soli, confrontarsi con persone dalle ideologie completamente diverse, imparare nuove lingue: queste sono alcune fra le varie sfide che i neo laureati o le persone alla ricerca di lavoro devono affrontare lasciando l’ Italia. Inoltre, in alcuni paesi, gli stipendi sono più alti rispetto alla media italiana e questo fattore incide molto sulla decisione di molti disoccupati: avere la possibilità di avere una remunerazione più alta è una delle motivazioni più importanti per cui si effettua questa scelta. I master che si svolgono all’estero, come gli Erasmus e i tirocini al di fuori dell’Italia, incentivano molto i giovani a continuare le loro esperienze in altri paesi. Dagli ultimi censimenti circa 80 milioni di Italiani sono residenti all’estero per motivi lavorativi, di cui circa 25 milioni in Brasile. I dati sono comunque in aumento, infatti questo fenomeno viene definito come Fuga di cervelli: sono sempre di più, quindi, gli Italiani che decidono di andare via e iniziare una nuova vita in una realtà diversa.

Quali sono le agenzie per il lavoro?

Le principali agenzie per il lavoro potrai trovarle a questo link. Ogni giorno per te sono proposte numerose offerte di lavoro, potrai inviare tranquillamente il tuo cv e quindi candidarti alla posizione lavorativa da te scelta.

Scrivere un buon CV: alcuni consigli

Concentratevi sui punti essenziali
Un cv deve essere breve: bastano 1-2 pagine. Se la vostra esperienza professionale è limitata, descrivete innanzitutto la vostra istruzione e formazione, specificando le attività lavorative svolte durante la formazione. Se le competenze linguistiche sono importanti per il lavoro per il quale presentate domanda, compilate l’ Europass Passaporto delle lingue disponibile sul sito Europass e allegatelo al cv.

Siate chiari e concisi
Usate frasi brevi. Concentratevi sugli aspetti chiave della vostra formazione ed esperienza professionali. Spiegate eventuali interruzioni durante i vostri studi o la vostra carriera.

Adattate il cv in base al posti per il quale presentate domanda
Prima di inviare il cv a un datore di lavoro, controllate che corrisponda al profilo richiesto. Non inserite esperienze lavorative o di formazione non importanti ai fini della domanda. Sottolineate i vostri punti di forza rispetto alle esigenze specifiche del futuro datore di lavoro.

Fate attenzione a come presentate il cv
Indicate capacità e competenze in modo chiaro e logico per evidenziare i vostri punti di forza. Stampate il cv su carta bianca. Mantenete font e layout suggeriti.

Verificate il cv una volta compilato
Eliminate ogni errore di ortografia e assicuratevi che sia esposto in modo chiaro e logico. Fate rileggere il vostro cv a una terza persona per essere certi che il contenuto sia chiaro e comprensibile.

Siti di riferimento per i concorsi

I siti Internet dove reperire informazioni sui concorsi sono:
- Gazzetta Ufficiale
- Siti regionali dei diversi comuni presenti nelle città oppure sui siti regionali.
- Il nostro portale www.concorsieselezioni.it dove sono presenti ogni giorno nuovi concorsi

Smart work: il lavoro diventa agile

Collaborazione, autonomia e flessibilità sono le parole chiave di un mondo del lavoro in cambiamento repentino. In un’epoca in cui la crisi costringe imprenditori e lavoratori ad aggredire il mercato con proposte innovative, anche le logiche del lavoro dipendente devono essere svecchiate e portate al passo con i tempi. Così nasce il lavoro smart, un modo agile di lavorare per venire incontro ad esigenze nuove. Lo smart worker sceglie in autonomia gli spazi di lavoro, gli orari e gli strumenti da utilizzare: sembra futuristico in Italia, ma è già il presente. La flessibilità tipica dei freelance viene dunque applicata ai rapporti di lavoro più tradizionali, quelli del lavoro subordinato. In Europa lo smart working è una realtà consolidata sin quando, dal 2002 è stato siglato un accordo quadro dalla Comissione Europea, poi recepito dai vari ordinamenti nazionali. Se la media europea della diffusione dela telelavoro è del 7,5% con punte del 20% per i Paesi scandinavi, in Italia siamo fermi all’1,5%. In Italia il problema culturale c’è ed è evidente: si fa fatica a delegare e si ha poca fiducia nel dipendente che non sia direttamente controllabile. Eppure, i dati parlano chiaro: per i dipendenti che possono lavorare da casa la produttività aumenta, diminuisce l’assenteismo e c’è un risparmio del 30% sui costi di real estate. In particolare sono stati stimati risultati chiari:27 miliardi in più di produttività e 10 miliardi in meno di costi fissi. Allora perché non mettere da parte queste remore? Lo smart work nasce per coniugare efficacemente nuovi obiettivi di business con le esigenze delle persone impiegate. Con il supporto delle nuove tecnologie informatiche i dipendenti possono svolgere le proprie mansioni direttamente da casa, o da qualsiasi luogo reputino opportuno, con orari e strumenti selezionati autonomamente. Tempi morti azzerati, costi per gli spostamenti abbattuti e una qualità della vita migliore per i lavoratori: un risultato positivo anche per l’emotività legata alla sfera professionale, che riesce dunque ad essere finalmente in equilibrio con la sfera privata. Non solo lati positivi però: le aziende che hanno sperimentato il lavoro smart, pur ammettendo una produttività più alta lamentano sforzi moltiplicati per tenere sottocontrollo la quantità e la qualità del lavoro erogata. Per i lavoratori, benché i benefici siano maggiori dei lati negativi, la pressione costante, la sensazione di precarietà e le difficoltà di avanzamento di carriera sono aspetti che rendono l’esperienza difficile da portare avanti nel lungo periodo. Infatti sono allo studio del legislatore italiano delle soluzioni contrattuali flessibili, che siano in grado di coniugare l’esigenza di preservare il valore relazionale del lavoro con il vincolo di sostenibilità.

Tutele nei rapporti di lavoro?

Tutelare le condizioni di lavoro significa curare ogni aspetto della disciplina del rapporto di lavoro che sia funzionale ad assicurare la salute, la sicurezza e la dignità dei lavoratori.
Tutelare la sicurezza e la salute sui luoghi di lavoro.
Tutela della maternità.
Curare la disciplina dei diritti sindacali e della tutela della dignità del lavoratore e quella dell’esercizio dell’attività’ sindacale nei luoghi di lavoro nonché della rappresentanza e rappresentatività sindacale e coordinamento della contrattazione collettiva e analisi del costo del lavoro anche mediante la tenuta dell’archivio nazionale dei contratti collettivi nazionali di lavoro. Promuovere le procedure di raffreddamento in relazione alla disciplina dello sciopero nei servizi pubblici essenziali; curare la conciliazione e la mediazione delle controversie collettive di lavoro nel settore privato; analisi e monitoraggio, nonché indirizzo e coordinamento delle D.P.L. in materia di procedure arbitrali nelle controversie individuali di lavoro.
Relazioni con organismi comunitari e internazionali.